Assistenza documentale strutturata e con fonti. Questo servizio non costituisce consulenza legale: gli aspetti giuridicamente vincolanti richiedono un professionista qualificato (avvocato, DPO o auditor certificato).
GDPR - ARTICOLO 35 - VALUTAZIONE D'IMPATTO (DPIA)

La vostra DPIA conforme
al metodo CNIL

Il GDPR impone una Valutazione d'Impatto sulla Protezione dei Dati per ogni trattamento suscettibile di comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone. SYAGA DPIA-Express struttura e documenta la vostra DPIA secondo la metodologia dell'articolo 35 e le linee guida dell'EDPB, senza improvvisazione e senza gergo tecnico.

35
Articolo GDPR (DPIA)
9
Criteri EDPB (WP248 rev.01)
3
Casi di obbligo (art. 35.3)
4
Parti del metodo (art. 35.7 a-d)

L'obbligo

Determinare se il vostro trattamento deve essere oggetto di una DPIA, poi condurla secondo le regole

L'articolo 35 del GDPR impone una DPIA

Ogni trattamento suscettibile di comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche deve essere oggetto di una Valutazione d'Impatto sulla Protezione dei Dati prima della sua attuazione (GDPR, art. 35).

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La regola CNIL dei «2 criteri su 9»

L'EDPB (ex Gruppo di lavoro Articolo 29, WP29), nelle linee guida WP248 rev.01, ha definito 9 criteri di rischio elevato. Non appena un trattamento soddisfa almeno due di questi criteri, una DPIA deve in linea di principio essere condotta: un solo elemento mal identificato, e il fascicolo è incompleto.

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Elenchi CNIL da confrontare articolo per articolo

La CNIL (l'autorità francese per la protezione dei dati) pubblica elenchi di trattamenti per i quali la DPIA è richiesta o non richiesta. Determinare con precisione dove si colloca il vostro trattamento richiede una lettura rigorosa, non un'impressione generale.

Senza metodo, il rischio è doppio

Condurre una DPIA troppo velocemente espone all'incompletezza davanti a un'autorità di controllo; non condurla quando è richiesta espone l'organizzazione a una violazione dell'articolo 35. Il metodo CNIL struttura questa scelta e la documenta.

Il metodo: DPIA-Express

La struttura imposta dall'articolo 35.7 del GDPR, applicata al vostro trattamento, con una conclusione motivata a ogni fase

1
Determinazione dell'obbligo

Il vostro trattamento è realmente soggetto alla DPIA?

Analisi rispetto ai 3 casi dell'articolo 35.3, alla griglia dei 9 criteri dell'EDPB (WP248 rev.01) e agli elenchi CNIL dei trattamenti richiesti o non richiesti. Conclusione motivata, che la DPIA sia infine obbligatoria o meno.

2
Art. 35.7.a

Descrizione sistematica del trattamento

Finalità, categorie di dati e di persone interessate, destinatari, tempi di conservazione: la mappatura completa richiesta dall'articolo 35.7.a, coerente con il vostro registro delle attività di trattamento (art. 30).

3
Art. 35.7.b

Necessità e proporzionalità

Verifica che ogni dato raccolto sia necessario alla finalità perseguita, che la base giuridica (art. 6) sia identificata per ogni trattamento, e che il principio di minimizzazione (art. 5.1.c) sia rispettato.

4
Art. 35.7.c

Valutazione dei rischi per le persone

Per ogni rischio identificato: gravità, probabilità, misure già in atto, rischio residuo, presentati in forma di tabella utilizzabile dalla vostra direzione o dal vostro DPO.

5
Art. 35.7.d e 5.2

Misure e conclusione documentata

Misure tecniche e organizzative previste (art. 32), conclusione motivata e giustificazione documentata ai sensi dell'accountability (art. 5.2), utilizzabile in caso di controllo da parte della CNIL.

Cosa ricevete

Un documento strutturato, con fonti citate, e onesto su ciò che resta da validare dal vostro legale o dal vostro DPO

📝

Rapporto DPIA strutturato

Il documento completo secondo l'articolo 35.7 (da a a d), con una conclusione motivata.

  • Descrizione sistematica del trattamento
  • Analisi di necessità e proporzionalità
  • Tabella dei rischi (gravità/probabilità/misure)
  • Conclusione e giustificazione documentata (art. 5.2)

Griglia di determinazione

L'analisi preliminare che stabilisce se il vostro trattamento rientra nel campo dell'obbligo.

  • I 3 casi dell'articolo 35.3
  • I 9 criteri EDPB (WP248 rev.01)
  • Confronto con gli elenchi CNIL
  • Conclusione motivata e con fonti citate
📁

Coerenza con il registro art. 30

La DPIA si basa sulla stessa base del vostro registro delle attività di trattamento.

  • Finalità e basi giuridiche
  • Categorie di dati e di persone
  • Destinatari e responsabili del trattamento
  • Tempi di conservazione per categoria
🚩

Punti da validare dal vostro legale/DPO

Ogni punto di incertezza è segnalato esplicitamente, mai deciso al posto vostro.

  • Qualificazione titolare / responsabile del trattamento
  • Basi giuridiche per finalità
  • Trasferimenti extra-UE identificati
  • Designazione di un DPO (art. 37), se applicabile
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Fonti e tracciabilità

Ogni affermazione giuridica è supportata da fonti, non affermata a memoria.

  • Testo consolidato del GDPR (CELEX 32016R0679)
  • Pagine ed elenchi CNIL (DPIA, registro)
  • Linee guida EDPB (WP248 rev.01)
  • URL verificabili citati nel documento
📄

Documento modificabile

Consegnato in un formato modificabile, riutilizzabile dal vostro DPO o dal vostro legale.

  • Struttura conforme all'articolo 35.7
  • Riutilizzabile per i vostri futuri trattamenti
  • Pronto per essere completato prima della validazione finale
  • Nessuna formattazione fissa imposta

Riferimenti utilizzati

Un metodo che si basa su testi e autorità, non su interpretazioni personali

35

GDPR - Articolo 35

Valutazione d'impatto sulla protezione dei dati. Testo consolidato del Regolamento (UE) 2016/679 (EUR-Lex, CELEX 32016R0679).

EDPB

Linee guida WP248 rev.01

I 9 criteri di rischio elevato dell'EDPB (ex Gruppo Articolo 29), ripresi dalla CNIL come metodo di riferimento per determinare l'obbligo di DPIA.

CNIL

Elenchi e metodo CNIL

Elenchi dei trattamenti per i quali la DPIA è richiesta o non richiesta, e metodo CNIL per la conduzione di una valutazione d'impatto.

30

GDPR - Articolo 30

Registro delle attività di trattamento: la base di coerenza (finalità, dati, tempi) su cui si fonda ogni DPIA.

Una DPIA su misura, senza costi nascosti

Il perimetro dipende dal numero di trattamenti, dalla loro complessità e da ciò che è già documentato presso di voi. Preventivo stabilito dopo un primo scambio.

Determinazione dell'obbligo

Non sapete se il vostro trattamento è interessato

Su preventivo
in base al numero di trattamenti da analizzare
  • Griglia dei 9 criteri EDPB
  • Confronto con l'articolo 35.3
  • Verifica degli elenchi CNIL
  • Conclusione motivata e con fonti citate
Richiedi un preventivo

Programma pluriennale

Più trattamenti a rischio da coprire

Su preventivo
in base al numero di trattamenti e al ritmo di riesame
  • Tutto DPIA completa +
  • Quadro metodologico comune
  • Riesame periodico (art. 35.11)
  • Coerenza mantenuta con il registro (art. 30)
Richiedi un preventivo

Una DPIA non è mai definitiva

L'articolo 35.11 del GDPR impone di riesaminare l'analisi in caso di evoluzione significativa del trattamento (nuovo responsabile del trattamento, cambio di hosting, estensione del perimetro di raccolta). Un preventivo di riesame è stabilito caso per caso.

Domande frequenti

Il mio trattamento è realmente soggetto all'obbligo di DPIA?
Dipende da tre elementi verificati metodicamente: i 3 casi dell'articolo 35.3 del GDPR, la griglia dei 9 criteri dell'EDPB (linee guida WP248 rev.01, riprese dalla CNIL: non appena 2 criteri su 9 sono soddisfatti, una DPIA deve in linea di principio essere condotta) e gli elenchi CNIL dei trattamenti richiesti o non richiesti. Il documento consegnato risolve questa domanda e la giustifica, punto per punto.
Cosa contiene esattamente il documento consegnato?
Un documento strutturato secondo l'articolo 35.7 del GDPR: descrizione sistematica del trattamento (a), analisi di necessità e proporzionalità (b), valutazione dei rischi per le persone interessate (c), misure tecniche e organizzative previste (d), poi una conclusione motivata. Ogni riferimento giuridico è supportato da fonti (testo consolidato GDPR, CNIL, EDPB).
E se il mio trattamento non è infine soggetto all'obbligo di DPIA?
Il documento è mantenuto a titolo volontario e documentale: costituisce la giustificazione della vostra decisione di non condurre una DPIA formale, ai sensi del principio di accountability (art. 5.2 del GDPR), utilizzabile in caso di controllo da parte della CNIL.
Questo documento sostituisce il parere del mio avvocato o del mio DPO?
No. DPIA-Express è uno strumento di accompagnamento metodologico che struttura e documenta l'analisi; non costituisce un parere giuridico. Ogni documento consegnato elenca esplicitamente i punti che restano da validare dal vostro legale o dal vostro Responsabile della Protezione dei Dati prima di qualsiasi uso opponibile.
Chi deve realizzare la DPIA nella mia organizzazione?
Il titolare del trattamento resta giuridicamente responsabile della DPIA; il DPO, ove presente, deve essere consultato (art. 35.2 del GDPR). DPIA-Express prepara il materiale (descrizione, rischi, misure) affinché questa consultazione avvenga su un fascicolo già strutturato, e non su una pagina bianca.
Perché rivolgersi a SYAGA piuttosto che farlo interamente internamente?
SYAGA Consulting esiste dal 2009 e applica questo stesso metodo ai propri trattamenti, incluso il proprio prodotto di audit Microsoft 365, la cui analisi dell'obbligo di DPIA segue esattamente questa struttura. Non consegniamo un modello generico: ogni documento è costruito trattamento per trattamento, articolo per articolo.

Monitoraggio normativo - fonti ufficiali

Quello che dice davvero il testo, spiegato in linguaggio semplice. Ogni punto mantiene il link al documento ufficiale.

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Che cos'è una DPIA, in parole semplici?

Una DPIA è semplicemente un lavoro di valutazione: si analizzano i rischi che un trattamento di dati comporta per le persone, prima di metterlo in atto. La CNIL la definisce come "un processo formale che consente di valutare i rischi legati al trattamento di dati personali". Non è un ulteriore adempimento amministrativo, ma uno strumento di buon senso reso obbligatorio dal RGPD in alcuni casi. Fonte: CNIL →

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Chi è davvero interessato: la regola dei «2 criteri su 9»

Non serve essere una grande azienda per essere interessati. La CNIL ritiene che una DPIA sia obbligatoria non appena un trattamento soddisfa almeno due di queste nove situazioni: valutare o classificare le persone, prendere una decisione automatizzata che ha un effetto reale su di loro, sorvegliarle in modo sistematico, raccogliere dati sensibili (salute, origine, ecc.), raccogliere su larga scala, incrociare più basi di dati, riguardare persone vulnerabili (dipendenti, pazienti, minori...), utilizzare una tecnologia nuova, oppure privare qualcuno di un diritto o di un servizio. Fonte: CNIL →

Due liste della CNIL che spesso rispondono al posto vostro

Per evitare di dover indovinare, la CNIL ha pubblicato due liste ufficiali: una lista di 14 tipi di trattamenti in cui la DPIA è obbligatoria (dati sanitari, profilazione HR, sorveglianza dei dipendenti, geolocalizzazione su larga scala...), e una lista di 12 tipi in cui non è richiesta (paghe e gestione del personale di organizzazioni con meno di 250 dipendenti, esclusa la profilazione, gestione fornitori, cartella paziente di un professionista sanitario che esercita da solo...). Queste liste non coprono tutti i casi, ma rispondono già a molte situazioni comuni. Fonte: lista CNIL dei trattamenti richiesti →

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Cosa deve davvero contenere l'analisi

Il RGPD (articolo 35) non richiede un romanzo, ma quattro elementi precisi: descrivere il trattamento e il suo scopo, verificare che sia davvero necessario e proporzionato, valutare i rischi per le persone interessate, quindi elencare le misure previste per ridurre questi rischi. Una conclusione chiara alla fine: il trattamento è accettabile, e a quali condizioni. Fonte: RGPD, articolo 35 →

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Il ruolo del vostro DPO (se ne avete uno)

Se la vostra organizzazione ha designato un Responsabile della Protezione dei Dati, il RGPD impone di chiedergli consiglio al momento di condurre la DPIA, e di incaricarlo di verificare che l'analisi sia stata effettivamente realizzata. È una garanzia, non una semplice casella da spuntare: coinvolgere il DPO resta il riflesso giusto prima di convalidare una conclusione. Fonte: RGPD, articoli 35 e 39 →

E se il rischio resta elevato dopo l'analisi?

Se, nonostante le misure previste, il trattamento presenta ancora un rischio elevato per le persone, il RGPD impone di consultare la CNIL prima di iniziare. Quest'ultima dispone quindi di otto settimane per dare il proprio parere scritto (prorogabile di sei settimane se il fascicolo è complesso). Da tenere presente: questo caso resta l'eccezione, non la regola. Fonte: RGPD, articolo 36 →

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Le sanzioni, senza drammatizzare

La CNIL ricorda che le sanzioni RGPD possono arrivare fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato annuo mondiale, a seconda dell'importo più elevato. È un tetto massimo legale, non una fatalità: una DPIA condotta correttamente è proprio ciò che permette di dimostrare, in caso di controllo, che la questione è stata presa sul serio. Fonte: CNIL →

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Una novità europea da seguire

Il Comitato europeo per la protezione dei dati (CEPD/EDPB) ha messo in consultazione pubblica, dal 14 aprile al 9 giugno 2026, una bozza di modello unico di DPIA destinato ad armonizzare le pratiche tra i paesi europei. La consultazione è ormai chiusa; seguiamo gli sviluppi di questo progetto per informarne i nostri clienti a tempo debito. Fonte: EDPB →

Chi è davvero interessato dalla DPIA?

Prima di sapere come realizzare una DPIA, occorre sapere se si è interessati. Ecco il perimetro esatto, così come definito dal RGPD e dalla CNIL, senza inutili suspense.

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L'unico criterio che conta: il rischio, non le dimensioni

Il RGPD non fissa alcuna soglia di organico per l'obbligo di DPIA. Il suo articolo 35 impone questa analisi al "titolare del trattamento", qualunque sia la sua forma (associazione, artigiano, PMI, ente pubblico, grande gruppo), non appena un trattamento "può presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche". Un errore frequente da evitare: la soglia di 250 dipendenti esiste effettivamente nel RGPD, ma riguarda un'esenzione parziale dal registro dei trattamenti (articolo 30), non la DPIA. Un'azienda con 5 dipendenti può essere interessata; un gruppo con 2000 dipendenti può non esserlo: tutto dipende dal trattamento, mai dalle dimensioni della struttura. Fonte: RGPD, articolo 35 (riprodotto dalla CNIL) →

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Pubblico o privato: nessuno è escluso dal perimetro

L'articolo 35 riguarda "il titolare del trattamento" in senso ampio: un'impresa privata così come una pubblica amministrazione, un ente territoriale, un'associazione o una struttura sanitaria. Il testo prevede persino esplicitamente il caso di una "sorveglianza sistematica su larga scala di una zona accessibile al pubblico", che riguarda tipicamente un comune o un ente di edilizia popolare che installa videosorveglianza sulla pubblica via, non solo un'impresa commerciale. Fonte: RGPD, articolo 35, paragrafo 3 →

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Il segnale concreto: 2 criteri su 9

La CNIL e l'ex gruppo dell'articolo 29 (diventato Comitato europeo, EDPB) hanno fissato nove criteri nelle loro linee guida di riferimento (WP248). Non appena un trattamento ne riunisce almeno due, la DPIA diventa obbligatoria: valutare o classificare le persone, decidere automaticamente qualcosa che le riguarda, sorvegliarle in modo sistematico, trattare dati sensibili, trattare su larga scala, incrociare archivi, riguardare persone vulnerabili (dipendenti, pazienti, minori), utilizzare una tecnologia nuova, oppure privare qualcuno di un diritto o di un contratto. Fonte: CNIL, linee guida G29/EDPB (WP248) →

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Esempi concreti di profili interessati

In pratica, la dottrina della CNIL riconduce tipicamente a questi criteri: uno studio medico o una clinica che tratta dati sanitari su larga scala, un servizio HR che utilizza uno strumento di valutazione o profilazione dei dipendenti, un'azienda dotata di badge e di videosorveglianza sistematica dei propri locali aperti al pubblico, un istituto di credito o di recupero crediti che pratica lo scoring, oppure un dispositivo connesso per la salute che raccoglie dati sulle abitudini di vita. Fonte: CNIL, lista dei 14 trattamenti a DPIA obbligatoria →

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E se non sono interessato, come faccio a saperlo?

La CNIL ha pubblicato anche una lista di 12 tipi di trattamenti per i quali la DPIA NON è richiesta: ad esempio le paghe e la gestione del personale di un'organizzazione con meno di 250 dipendenti (esclusa la profilazione), la cartella paziente di un professionista sanitario che esercita da solo, o la gestione corrente dei fornitori. Una buona notizia per molte micro-imprese: avere dipendenti o clienti non basta, da solo, a far scattare l'obbligo. Fonte: CNIL, lista dei 12 trattamenti senza DPIA →

Le domande che un imprenditore si pone davvero sulla DPIA

Niente gergo da avvocati: risposte semplici, ciascuna basata sul testo ufficiale che la fonda.

Devo fare la DPIA prima di lanciare il mio progetto, o posso farla quando è già avviato?
Prima. Il RGPD è chiaro su questo punto: l'analisi deve essere condotta "preliminarmente al trattamento", cioè prima di iniziare a raccogliere o utilizzare i dati, non una volta che il software è già stato distribuito agli utenti. L'idea: individuare i problemi mentre è ancora facile cambiare soluzione, non dopo. Fonte: RGPD, considerando 90 →
Se ho più trattamenti simili tra loro (più filiali, più software simili), devo rifare una DPIA ogni volta?
No. Il testo europeo prevede esplicitamente che "un'unica analisi" possa coprire "un insieme di operazioni di trattamento simili". In pratica, lo strumento ufficiale della CNIL va anche oltre: permette di creare un modello di DPIA e di duplicarlo per trattamenti della stessa natura. Non dovete quindi ripartire da zero per ogni filiale o ogni strumento che funziona allo stesso modo. Fonte: RGPD, considerando 90 →   Fonte: strumento PIA, CNIL →
Devo inviare la mia DPIA alla CNIL affinché mi dia il via libera?
No, nella grande maggioranza dei casi. La CNIL lo afferma essa stessa senza ambiguità: "avete effettuato un'analisi d'impatto ma non rientrate in nessuno dei casi sopra indicati, non dovete consultare la CNIL." L'invio è obbligatorio solo se, nonostante le misure previste, il rischio residuo resta elevato (consultazione preventiva), o se una legge nazionale specifica lo impone. Negli altri casi, la DPIA resta un documento interno che conservate e presentate solo in caso di controllo. Fonte: CNIL →
Una volta fatta la DPIA, è valida per sempre?
No. La CNIL lo precisa: "è inoltre necessario rivedere una DPIA in modo regolare per assicurarsi che il livello di rischio resti accettabile per tutta la durata di vita del trattamento." In concreto: se cambiate strumento, se raccogliete nuovi dati, o se il numero di persone interessate cambia in modo significativo, è il momento giusto per rileggere la vostra DPIA e verificare se la conclusione è ancora valida. Fonte: CNIL →
Se la DPIA è fatta male o è assente, chi è il responsabile: io (imprenditore), il mio DPO, o il mio fornitore informatico?
Voi, in quanto titolari del trattamento. La CNIL è esplicita: il titolare del trattamento "è tenuto all'obbligo di assicurarsi della conformità del proprio trattamento al RGPD". Il DPO, se esiste, viene consultato e verifica che la DPIA sia stata effettivamente realizzata, ma non si assume la responsabilità al vostro posto. Il fornitore esterno (il vostro fornitore informatico, ad esempio) deve dal canto suo "fornire il proprio aiuto e le informazioni necessarie" quando la conducete. In altre parole: la delega tecnica esiste, ma la responsabilità finale resta in capo all'imprenditore. Fonte: CNIL →
In concreto, quanto costa una violazione?
Fino a 10 milioni di euro, o al 2% del fatturato annuo mondiale se questo secondo importo è più elevato: è il tetto massimo legale ricordato dalla stessa CNIL. Nei fatti, questo tetto riguarda i casi più gravi; serve soprattutto come richiamo serio, non come minaccia quotidiana. Una DPIA condotta correttamente è proprio ciò che permette di dimostrare, in caso di controllo, che l'argomento è stato preso sul serio prima che il problema si presentasse. Fonte: CNIL →
Esiste uno strumento gratuito per farla da soli senza pagare uno studio?
Sì. La CNIL pubblica e mantiene un software gratuito e open source chiamato "PIA", disponibile in versione installabile (Windows, Linux, Mac) e in versione web, per "facilitare la conduzione e la formalizzazione" dell'analisi. È un buon punto di partenza per familiarizzare con il metodo. Il nostro ruolo in SYAGA non è sostituire questo strumento, ma applicare lo stesso metodo al vostro caso reale, trattamento per trattamento, con uno sguardo esterno che individua ciò che non si vede più quando si ha il naso immerso nel proprio software. Fonte: strumento PIA, CNIL →

Il calendario della DPIA, in chiaro

Le date che contano davvero, con fonti, per sapere cosa è già obbligatorio oggi e cosa sta arrivando.

Già in vigore oggi

Il RGPD è applicabile dal 25 maggio 2018, in tutta Europa. L'obbligo di realizzare una DPIA (articolo 35), le due liste della CNIL che indicano quando è obbligatoria o meno, e le linee guida europee che spiegano come condurla: tutto ciò è in vigore, stabile, e non dipende da alcuna riforma futura. È la base su cui potete contare fin da subito.

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Da seguire, non ancora definitivo

Il Comitato europeo per la protezione dei dati (CEPD) sta lavorando a un modello unico di DPIA per armonizzare le pratiche tra i paesi europei. La consultazione pubblica su questo progetto si è conclusa il 9 giugno 2026; non è ancora stata comunicata alcuna data di pubblicazione del modello finale. Nulla obbliga ad aspettare: nel frattempo il metodo della CNIL resta valido.

2016
27 aprile 2016 e 4 maggio 2016

Il RGPD viene adottato, poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'UE

Il Parlamento europeo e il Consiglio adottano il regolamento 2016/679 il 27 aprile 2016. Viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea (GU L119) il 4 maggio 2016, per poi entrare in vigore venti giorni dopo, il 24 maggio 2016, senza essere ancora applicabile. Fonte: EUR-Lex, riferimento ufficiale del regolamento →

2018
25 maggio 2018 - la data chiave

Il RGPD diventa applicabile: la DPIA diventa un vero obbligo

Due anni dopo la sua adozione, il regolamento si applica finalmente in tutta Europa (articolo 99.2). È in questo giorno che l'obbligo di DPIA dell'articolo 35 diventa vincolante, e che il Comitato europeo per la protezione dei dati (CEPD) viene istituito per la prima volta, facendo proprie le linee guida sulla DPIA già redatte (WP248 rev.01). Fonte: EUR-Lex, scheda del regolamento (articolo 99) → Fonte: CEPD, linee guida riprese →

2018
11 ottobre 2018

La CNIL pubblica la sua lista dei 14 trattamenti in cui la DPIA è obbligatoria

Pochi mesi dopo l'entrata in applicazione del RGPD, la CNIL adotta la propria delibera n°2018-327: una lista concreta di 14 tipi di trattamenti (dati sanitari, profilazione HR, sorveglianza dei dipendenti...) per i quali la DPIA deve essere sistematicamente realizzata. Basta indovinare caso per caso. Fonte: CNIL →

2019
12 settembre 2019

La CNIL pubblica la lista inversa: quando la DPIA non è necessaria

Un anno dopo, la CNIL completa la propria dottrina con la delibera n°2019-118: una lista dei trattamenti per i quali una DPIA NON è richiesta (paghe di organizzazioni con meno di 250 dipendenti esclusa la profilazione, gestione fornitori, cartella paziente di un professionista che esercita da solo...). Le due liste della CNIL, insieme, rispondono già a molte situazioni comuni senza dover decidere da soli. Fonte: CNIL →

2026
14 aprile - 9 giugno 2026 (chiusa)

Il CEPD avvia una consultazione su un modello unico di DPIA europeo

Il CEPD ha messo in consultazione pubblica una bozza di modello di DPIA comune, destinata ad armonizzare le pratiche tra i paesi europei (oggi, ogni autorità nazionale ha una propria griglia). La consultazione è chiusa dal 9 giugno 2026; non è ancora un testo applicabile, solo un progetto in fase di esame. Fonte: CEPD →

?
In arrivo - nessuna data fissata

La finalizzazione del modello CEPD, senza scadenza nota

Lo stesso CEPD indica che il modello "sarà finalizzato, con riserva di modifiche appropriate", dopodiché le autorità nazionali avvieranno le procedure per adottarlo come modello unico, o come "meta-modello" compatibile con i modelli già esistenti (tra cui quello della CNIL). Ad oggi non è comunicata alcuna data: seguiamo questo dossier per avvisare i nostri clienti non appena ci saranno novità concrete, senza anticipare nulla. Fonte: CEPD →

Le sanzioni RGPD, in chiaro

Chi sanziona, quanto, e in base a quali criteri. Senza drammatizzare: la grande maggioranza dei casi non ha nulla a che vedere con gli importi che fanno notizia.

Chi decide, in Francia: la formation restreinte della CNIL

È un organo specializzato della CNIL, distinto dal collegio che controlla e assiste quotidianamente, a pronunciare le sanzioni. Dispone di diversi strumenti graduati, non solo la multa: richiamo formale, avvertimento, diffida (con o senza penalità finanziaria), ingiunzione, limitazione temporanea o definitiva del trattamento. La multa è solo l'ultimo gradino della scala. Fonte: CNIL, le sanzioni pronunciate →

💰

Due tetti massimi legali, non un importo unico

Il RGPD (articolo 83) fissa due tetti massimi, di cui si applica il più elevato: fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale dell'esercizio precedente per le violazioni degli obblighi organizzativi (sicurezza, registro, DPO, valutazione d'impatto...); fino a 20 milioni di euro o al 4% per le violazioni dei principi sostanziali (base giuridica, consenso, diritti degli interessati, trasferimenti extra-UE). Sono tetti massimi, non importi automatici. Fonte: RGPD, articolo 83 →

Come viene realmente fissato l'importo

L'articolo 83.2 impone all'autorità di tenere conto di: gravità e durata della violazione, natura intenzionale o mera negligenza, misure già adottate per limitare il danno, grado di responsabilità, precedenti, cooperazione con l'autorità, e sensibilità dei dati interessati. In concreto: un'organizzazione che ha documentato il proprio percorso (registro, DPIA, misure di sicurezza) e coopera viene giudicata diversamente da chi non ha fatto nulla. Fonte: RGPD, articolo 83.2 →

👀

Un caso reale in cui l'assenza di DPIA ha pesato: Discord

Il 10 novembre 2022, la formation restreinte della CNIL ha inflitto una multa di 800 000 euro a Discord. Tra le violazioni contestate: un periodo di conservazione eccessivo, una carenza di sicurezza, e la violazione dell'articolo 35 del RGPD, ovvero l'assenza di una valutazione d'impatto mentre il trattamento, su larga scala e riguardante minori, ne richiedeva una. È l'esempio più diretto del legame tra "nessuna DPIA documentata" e sanzione inflitta. Fonte: delibera SAN-2022-020, Légifrance →

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Gli importi elevati esistono, ma restano rari

Criteo è stata sanzionata con 40 milioni di euro il 15 giugno 2023, per non essere riuscita a dimostrare un consenso valido al deposito di cookie pubblicitari. Clearview AI è stata sanzionata con 20 milioni di euro il 17 ottobre 2022, per una raccolta massiva di fotografie senza base giuridica. Questi importi riguardano trattamenti internazionali su scala molto ampia, non il caso di una PMI che documenta il proprio percorso. Fonte: delibera SAN-2023-009, Légifrance →

📊

La realtà della maggioranza dei casi trattati dalla CNIL

Sulla stessa pagina ufficiale della CNIL che elenca le delibere, una parte importante delle sanzioni pubblicate si conta in migliaia di euro, non in milioni: un'agenzia pubblicitaria sanzionata con 3 000 euro, due medici con 3 000 e 6 000 euro, un servizio di consegna pasti con 20 000 euro. La sanzione è proporzionata alle dimensioni e alla gravità, non una mannaia uniforme. Fonte: CNIL, le sanzioni pronunciate →

Cosa bisogna ricordare

Una DPIA condotta correttamente non rende un'organizzazione intoccabile: costituisce la prova, in caso di controllo, che l'argomento è stato preso sul serio. È esattamente ciò che l'articolo 83.2 del RGPD chiede di considerare per stabilire, o non stabilire, una multa.

La vostra autorità di controllo, in base al vostro paese

In Europa, ogni paese ha le proprie autorità. Ecco, per i 30 paesi dello Spazio Economico Europeo, l'autorità di protezione dei dati (il vostro interlocutore per il RGPD) e l'autorità nazionale per la cybersicurezza. Ogni nome rimanda al sito ufficiale.

PaeseProtezione dei datiCybersicurezza
GermaniaBfDI - Die Bundesbeauftragte für den Datenschutz und die InformationsfreiheitBSI - Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik (Federal Office for Information Security)
AustriaOsterreichische Datenschutzbehorde (DSB)CERT.at
BelgioAutorite de la protection des donnees - Gegevensbeschermingsautoriteit (APD-GBA)Centre for Cybersecurity Belgium (CCB)
BulgariaCommission for Personal Data Protection (CPDP)CERT Bulgaria (National Cybersecurity Incident Response Team, State e-Government Agency)
CiproOffice of the Commissioner for Personal Data Protection (Cyprus Data Protection Authority)Digital Security Authority (DSA)
CroaziaAgencija za zastitu osobnih podataka (AZOP) - Croatian Personal Data Protection AgencyNational Cyber Security Centre (NCSC-HR), operating under the Security and Intelligence Agency (SOA)
DanimarcaDatatilsynetForsvarets Efterretningstjeneste (FE) - Cybersituationscenter, national CSIRT (Danish Defence Intelligence Service)
SpagnaAgencia Espanola de Proteccion de Datos (AEPD)INCIBE - Instituto Nacional de Ciberseguridad (Spanish National Cybersecurity Institute)
EstoniaEstonian Data Protection Inspectorate (Andmekaitse Inspektsioon)Information System Authority (RIA) - National Cyber Security Centre of Estonia (NCSC-EE), heberge CERT-EE
FinlandiaOffice of the Data Protection Ombudsman (Tietosuojavaltuutetun toimisto)National Cyber Security Centre Finland (NCSC-FI)
FranciaCNIL (Commission Nationale de l'Informatique et des Libertes)ANSSI (Agence Nationale de la Securite des Systemes d'Information)
GreciaHellenic Data Protection Authority (HDPA) - Arkhi Prostasias Dedomenon Prosopikou KharaktiraNational Cybersecurity Authority (NCSA) - Ethniki Arkhi Kyvernoasfaleias
UngheriaNemzeti Adatvedelmi es Informacioszabadsag Hatosag (NAIH) - Hungarian National Authority for Data Protection and Freedom of InformationNational Cyber Security Center of Hungary (NCSC-HU / NKI), operant au sein du Special Service for National Security (SSNS)
IrlandaData Protection Commission (DPC)National Cyber Security Centre (NCSC-IE), incluant le CSIRT-IE
IslandaPersonuvernd (Icelandic Data Protection Authority)CERT-IS
ItaliaGarante per la protezione dei dati personaliAgenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN)
LettoniaData State Inspectorate (Datu valsts inspekcija)CERT.LV - Cyber Incident Response Institution of the Republic of Latvia
LiechtensteinDatenschutzstelle Fürstentum LiechtensteinCSIRT.LI (Computer Security Incident Response Team Liechtenstein / National Cyber Security Unit)
LituaniaState Data Protection Inspectorate (Valstybine duomenu apsaugos inspekcija - VDAI)National Cyber Security Centre (Nacionalinis kibernetinio saugumo centras - NKSC)
LussemburgoCommission Nationale pour la Protection des Données (CNPD)Agence nationale de la sécurité des systèmes d'information (ANSSI Luxembourg), sous le Haut-Commissariat à la protection nationale (HCPN)
MaltaOffice of the Information and Data Protection Commissioner (IDPC)CSIRTMalta (Critical Information Infrastructure Protection Unit, Ministry for Home Affairs and National Security)
NorvegiaDatatilsynetNSM (Nasjonal sikkerhetsmyndighet / National Security Authority) (da confermare)
Paesi BassiAutoriteit Persoonsgegevens (AP)National Cyber Security Centre (NCSC-NL)
PoloniaUrząd Ochrony Danych Osobowych (UODO)CSIRT NASK (CERT Polska)
PortogalloComissão Nacional de Proteção de Dados (CNPD)Centro Nacional de Cibersegurança (CNCS)
RomaniaANSPDCP - Autoritatea Nationala de Supraveghere a Prelucrarii Datelor cu Caracter Personal (National Supervisory Authority for Personal Data Processing)da confermare
SlovacchiaUrad na ochranu osobnych udajov Slovenskej republikyNarodny bezpecnostny urad (National Security Authority) - SK-CERT / National Cyber Security Centre
SloveniaInformation Commissioner of the Republic of Slovenia (Informacijski pooblascenec)Government Information Security Office (GISO / URSIV - Urad Vlade RS za Informacijsko Varnost)
SveziaIntegritetsskyddsmyndigheten (IMY) - Swedish Authority for Privacy ProtectionNationellt cybersakerhetscenter (NCSC-SE), rattache a FRA, integre CERT-SE (CSIRT national)
Repubblica CecaUrad pro ochranu osobnich udaju (UOOU) - Office for Personal Data ProtectionNarodni urad pro kybernetickou a informacni bezpecnost (NUKIB) - National Cyber and Information Security Agency

Fonti: siti ufficiali delle autorità ed elenco dei membri dell'EDPB (edpb.europa.eu), consultati il 18 luglio 2026. Autorità di protezione dei dati confermate: 30/30. Autorità di cybersicurezza confermate: 28/30. Le indicazioni «da confermare» segnalano una fonte ufficiale non ancora stabilizzata a oggi.

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